In un’epoca come questa, l’emergenza sanitaria in Calabria non fa i conti solo con il Covid, ma anche con l’incapacità di un governo specializzato nel mettere persone sbagliate nel posto sbagliato. «Fosse solo il commissario…», scrive il Corriere della Sera, «L’incredibile pasticcio della gestione dell’emergenza Covid in Calabria sembra prossima a produrre la quarta nomina in una settimana. Dopo Saverio Cotticelli, Giuseppe Zuccatelli ed Eugenio Gaudio avanza forte la candidatura di Federico Maurizio D’Andrea… ora consulente del sindaco di Milano, Giuseppe Sala». Ma sono arrivati anche altri nomi e ora di andare in stampa forse si arriverà a una conclusione. Come finirà? Lo vedremo. I conti con 225 milioni di disavanzo fan paura. In una regione, poi, senza un presidente dopo la scomparsa di Jole Santelli, mia amica e grande donna, retta per adesso dal facente funzioni Nino Spirlì.

C’è da domandarsi con quali criteri vengano fatte certe nomine. Mi ha colpito, poi, il comportamento di Eugenio Gaudio (un nome, sinonimo di piacere, di gioia, che non corrisponde come pochi alla persona): prima fa dire il suo nome dal Governo come commissario alla sanità calabrese (gaudium magnum; habemus papam), dopo di che ha fatto un’improvvisa retromarcia e la cosa grave è che ha dato la colpa alla moglie: “non vuole trasferirsi…”, ma stiamo scherzando? Sempre colpa delle donne?

Gaudio ha 64 anni. Cosentino, ex rettore dell’Università La Sapienza di Roma. È laureato in Medicina e Chirurgia alla Sapienza nel 1980 e si è specializzato in Medicina interna nel 1985, ricercatore di Anatomia umana presso l’Ateneo dal 1983 al 1986. È stato professore all’Università dell’Aquila dal 1987, dove dal 1997 al 2000 è stato Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Cosenza, Roma, L’Aquila, uno abituato ai traslochi, eppure ha detto: «Motivi personali e familiari me lo impediscono: mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare».

La moglie di Gaudio si chiama Ida Cavalcanti ed è cosentina come il marito. «Comunque ogni famiglia ha le sue dinamiche», ha detto lui al Corriere della Sera. «Non dico altro, non è colpa di nessuno. Sono questioni che riguardano l’intimità di una famiglia: io mi sarei trasferito a Catanzaro per lavorare 14 ore al giorno come sono abituato, avrei preso l’impegno sul serio». Il mio pensiero: se io fossi la moglie, l’incolpata, l’unica responsabile, chiederei la separazione. Il tutto di fronte ai calabresi, che vivono, come molti, nella paura di una sanità, anzi, dei vertici della sanità, che non è sempre all’altezza della situazione. Il mio ultimo pensiero va a quei santi di medici e infermieri che si ritrovano a essere capitanati a volte da persone che non sono nemmeno in grado di capire non solo le esigenze di una regione, ma nemmeno le problematiche che si aprono nella cucina di casa.

Daniela Santanchè per Novella2000

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